Articolo postato domenica 24 febbraio 2013
Se Pasolini, al volgere dei ’60, aveva ragione a parlare di ‘salto antropologico’, vien da chiedersi come definire quello che è accaduto dopo, di cui noi tutti siamo testimoni e, in qualche modo, protagonisti. L’accelerazione è stata ancor più brutale di quella dell’immediato dopoguerra e la digitalizzazione delle società umane a cui stiamo assistendo è di proporzioni enormemente maggiori, sia qualitativamente che quantitativamente, rispetto ai cambiamenti a cui faceva riferimento lui. Più che di (...)
Articolo postato domenica 30 settembre 2012
a Haroldo De Campos
a Augusto De Campos
a Horacio Ferrer
#1
Occorre innanzitutto precisare quella che è una mia convinzione profonda e cioè che la poesia sia un’arte implicitamente politica, indipendentemente dai temi che essa decide di trattare, ma precisamente per la sua forma, e, ancor più precisamente per le forme della sua ricezione.
Il rapporto tra artista e fruitore caratterizza in modo radicale le arti e le loro forme e ciò vale, a maggior ragione, per un’arte che, come ha (...)
Articolo postato mercoledì 18 luglio 2012
“...PER VENDICARE TUTTI I BAMBINI”
DN:La poesia è linguaggio. Il linguaggio è morto. È morta anche la poesia?
SR: La poesia è un “affare” della lingua e del linguaggio. È la loro risposta. Nell’economia della comprensione, la poesia è quella più attiva e più efficace, determinandone le pause, l’arresto, l’attenzione. Attività queste che, in un mondo in cui sotto lo stato della “globalizzazione” si vanno ad intrufolare le giustificazioni più assurde, determinano ancora la salvaguardia dell’umano. La (...)
Articolo postato giovedì 17 maggio 2012
Incontestablement, une révélation en cette décennie qui commence.
Deux livres très brefs réunis en un. Le premier, plus résolument visuel (mais déjà, au moins potentiellement, sonore) : Zaroum, d’abord publié à Helsinki (2001) ; le second, plus délibérément sonore (mais toujours, quoique plus discrètement, visuel) : Notes pour solistes , d’abord publié à Stockholm (Notes for soloists, 2009).
C’est, d’abord, les caractères de la machine à écrire qui frappent le curieux, donnant d’emblée leur (...)
Articolo postato domenica 12 febbraio 2012
Le titre de ce livre n’a rien à voir avec les mimiques raccords de certains de nos snipers de la phrase de la phrase, il s’agit d’un recueil contenant des nouvelles et des poèmes de Yi Sang, un poète et artiste coréen dont la trajectoire fulgurante (1910-1937) rappelle celles de Rimbaud et Ducasse, de Jean-Pierre Duprey et Daumal ; il aurait laissé une œuvre bien plus abondante que tous ceux-ci réunis, si ses ayant-droits avaient fait preuve de plus de vigilance, comme l’indique le traducteur Ju (...)