Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: (...)

La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska

di Francesco Terzago

Articolo postato lunedì 2 aprile 2012

Carabba ha riportato in auge una discussione vecchia di almeno quarantanni,e in realtà mai sopita, quella che riguarda il rapporto travagliato tra pubblico, poeti e poesia. Bene, le sue affermazioni, provocatorie, – sono state volutamente fraintese, come era immaginabile, dai chierici della poesia nostrana, trattate alla stregua di quelle di un apostata. In Italia se verseggi in modo da farti capire solo da quella compagine di scribacchini che frequenti da quando hai 15 anni verrai chiamato intellettuale – in libreria forse non ci finirai proprio, ma ti sarà stato riconosciuto uno status, e magari avrai la tua sporadica pubblicazione su Il Manifesto, ti verrà dato un premio dal classico Festival di Poesia che vede per sua giuria un gruppo composto per tre quarti da tuoi amici e conoscenti, pubblicherai su Nazione Indiana un intervento ogni tanto, o su Punto Critico, o su Critica Impura; in Italia, del resto, tutti quelli che hanno a che fare con le parole si conoscono bene, a volte anche troppo bene.

Basta citare Foucault qui, un po’ di Derrida di là, un pizzico di Freud, quattro spicchi di neo-avanguardismo, venti minuti in forno ventilato (che si traduce in, niente lirismo per favore, perché il lirismo [sic!] è così borgheeese) e il piatto sarà servito, con tanto di: bravò bravò bravò. Non interessa se quel tuo libro sia in grado o meno di far provare una benché minima emozione a qualcuno (o se sia incomprensibile in certe sue parti), perché tu non sei uno di quei cialtroni che dicono cose come questa: «[...] voglio far uscire la poesia dall’angolo elitario in cui è stata relegata. [...]. Il mio target è la casalinga di Voghera, se arrivo a lei arrivo a tutti» Ivan Tresoldi; e nemmeno credi che la poesia sia qualcosa che, in termini funzionali, riguardi ogni persona. La tua convinzione è che la poesia sia una cosa di sangue, una cosa per pochi... Ma, allo stesso tempo non hai il coraggio di dichiarare questa cosa, perché se tu lo facessi non saresti più un egualitari: ciò che, appunto, pensi di te stesso. Allora ti resta solo la possibilità di rammaricarti perché quegli altri là, la gente normale, non ce l’ha mica avuta una professoressa di italiano e latino severa e capace come la tua: scorrono fiumi di inchiostro per denunciare quanto il nostro sistema scolastico ora faccia schifo e quanto siano impudenti le nuove generazioni, e quanto i modelli che stanno cercando di affermare (queste nuove generazioni), siano inconsistenti, siano percorsi già tentati e già falliti...

Certo, in alcune occasioni, chi nutre una forte passione per la poesia preferisce autori ’difficili’, del resto servono anni di addestramento umanistico alle spalle per capire un Sanguineti. Però un gravissimo errore sarebbe dare per scontato che tutti quelli che non hanno questo bagaglio di conoscenze debbano essere esclusi dal piacere che può dipendere da leggere una buona poesia, bisogna scardinare il ragionamento che vuole fare della poesia una forma di intrattenimento (o di crescita spirituale) solo di chi a questa stessa fonte si abbevera da anni, del resto non possiamo ritenere buon cinema solo quello sperimentale, non possiamo ritenere buona arte solo quella concettuale e astratta: Burri e Haring sono due espressioni differenti dello stesso mondo, in poesia dovremmo imparare a far convivere anime differenti ma tra loro complementari. È possibile leggere una raccolta di Caproni, giusto per fare un altro nome, in un solo fiato, e questo non vuole certo dire che la sua opera sia peggiore o meno importante rispetto a quella del primo o viceversa, si tratta di due tipi poetici differenti. Dovremmo concentrarci, ed è ciò che ha cercato di fare Carabba in un certo modo, sulla questione dei tipi poetici, mi spiego meglio: parafrasando Carabba si potrebbe dire che è assurdo che si voglia impedire a una poesia capace di toccare le corde dell’anima anche della celeberrima casalinga di Voghera di essere diffusa, a questo tipo poetico di crescere e essere venduto come è assurdo, nell’epoca dei prodotti non ragionare della poesia in termini di prodotto editoriale – che cosa dire allora del successo di pubblico di un Pavese, di un Prévert (in traduzione) o del Baudelaire di Raboni, (questi tre nomi già staranno suscitando un certo prurito ad alcuni). Esiste una poesia dunque, che può essere goduta da tutti, o se non da tutti, da molti, perché la poeticità fa parte della vita di ogni persona. E del resto senza un buon prodotto ogni strategia mercatologica è inutile, altro aspetto che non si è tenuto conto replicando a Carabba. È poesia capace, quella della Szymborska, di mutare lo stato emotivo di chi la riceve (ancor più se la riceve veicolata dalla giusta voce: Gassman, Capovilla, Bene hanno fatto per la poesia in generale, e per la poesia italiana in particolare, molto più di tanti critici di grido e docenti universitari) – io stesso, nel mio piccolo, ho fatto delle letture di autori come Carver, Pasolini, Cattaneo, Bertolucci, Frost, la sensazione che ho provato è stata che con una scelta ponderata dei testi il pubblico diventi meno difficile. A questa poesia, a questa in particolare, andrebbero dati maggiori spazi, per non tornare al famoso, ’cartone del latte’ di Brodskij...

Altra poesia, invece, minoritaria per sua definizione, dovrebbe cercare di non imporre la sua pressione di autorità: un giochetto psicologico vecchio come la retorica, vecchio non come Aristotele ma come l’uomo stesso. Dovrebbe accettareconsciamente il ruolo che le viene attribuito e non rammaricarsene, non fare il gioco del piccolo incompreso; se io decido di scrivere alla Perec so che difficilmente uno dei miei libri diventerà un best-seller, e dovrei sempre avere chiaro nella mia testa a che cosa vado incontro ed esserne, del resto, contento, fare ciò con totale serenità. È questo il luogo privilegiato (la poesia minoritaria di cui accennavo poc’anzi) per la sperimentazione estrema: dobbiamo finirla di pensare che la poesia sia un corpo omogeneo dove, di tanto in tanto, spicchi un’individualità – la poesia è una forma espressiva che dovrebbe trovare il coraggio di parlare dei suoi generi, e il genere è una discorsività che non dovrebbe essere inserita in una scala di valori: il genere gotico non è meno valido di quello neo-realista, sono semplicemente due cose differenti, entrambi iponimi di letteratura. Altrimenti, il discorso al quale andiamo incontro è paradossale, Joyce ha scritto l’Ulisse, L’Ulisse è un capolavoro della letteratura, tutta la letteratura deve essere come l’Ulisse. Io auspico che si riesca a capire velocemente che se tutti scrivessero imitando l’Ulisse di Joyce la letteratura abbandonerebbe il mondo in breve tempo, diventerebbe qualcosa di sotterraneo, da praticare nelle catacombe, alla stregua dei primi cristiani. E non è forse questa la poesia italiana contemporanea, per certi versi?

Allora, la conclusione è molto semplice, deve esistere, perché anche l’equivalente poetico dell’Ulisse trovi i suoi lettori, un grande corpus poetico (di qualità), suddiviso a sua volta in tipi poetici, alcuni di questi devono avere tra le loro intenzionalità quella di costruirsi un grande pubblico eterogeneo (e ragionare anche in termini di mercatologia, domandarsi che cosa i customers vogliano dalla poesia): il romanzo in versi, la prosa d’arte, il neo-lirismo, il minimalismo, la poesia performativa ecc. e dall’altro una sana poesia sperimentale che non abbia però la velleità di proporsi quale U n i c a V e r a P o e s i a. È, alla fine, un fatto matematico, tra mille nuovi fruitori di poesia una decina si avvicinerà di certo anche a percorsi avanguardistici, così, per riflessione, anche questa seconda comunità, potrà beneficiare di un ricambio generazionale, avrà modo di crescere, di evolversi a sua volta.

34 commenti a questo articolo

La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 12:45:55|di matteo fantozzi

Dimmi se non ti senti morire dentro quando MARCO RATTO ti offre entusiasticamente il suo consenso. Dimmi se non ti vergogni quando quelli che stanno nella parte sfortunata della curva gaussiana tifano per te, con ogni fibra del loro corpo tifano per te, con ogni cromosoma tifano per te, incluso quello d’avanzo.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 12:41:42|di matteo fantozzi

Io voglio la buona scrittura, mica IL POTERE. Mi inquieta che l’asse della discussione sia già in origine smottato in direzione del POTERE piuttosto che della buona scrittura. A te, evidentemente, non interessa stabilire il valore-letterario di un testo: interessa stabilirne il prezzo, il valore-di-mercato. Creare da zero una branca del mercato perché possa sopravvivere al mercato stesso, con questo preciso obiettivo, e del fronte teorico chi se ne fotte. Poi dirai magari "democrazia" e "libertà", ma ti confondi: stai solo tentando l’ "impresa della poesia" (nel senso stretto di opera imprenditoriale), giochi al capitalista con un giocattolo rotto. Ma facciamo così: vuoi il mega potere? Vuoi la popolarità? Vediamo se la casalinga di Voghera saprà consegnarteli. Perché io credo proprio di no, credo che se ne freghi (neanche: per fregarsene di qualcosa bisogna esserne a conoscenza), e temo che pure il bracciante lucano se ne infischi il cazzo. E infatti qui nei commenti non si affacciano mica: devi fare i conti con i tuoi civili, noiosissimi scherani, qualche indiano, e io che ti rompo il culo. Essere populista non ti renderà popolare.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 12:15:34|di Marco Ratto

Concordo perfettamente con Carlo Carabba, infatti anch’io penso che ci siano e debbano continuare ad esistere vari tipi di poesia. Personalmente preferisco e pratico un genere poetico sicuramente lirico e basato sulla regolarità assoluta di metrica e di rima, alla maniera tradizionale, benché i contenuti delle mie poesie siano attuali e moderni.
Inoltre, sull’argomento relativo alla poesia contemporanea in Italia, ho scritto di recente un mini-saggio intitolato L’INFLUENZA DELLA TELEVISIONE NELLA POESIA CONTEMPORANEA, pubblicatomi da CFR-POIEIN
Questo è il link: http://www.google.it/url?sa=t&r...’influenza%20della%20televisione%20nella%20poesia%20contemporanea&source=web&cd=1&ved=0CCcQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.edizionicfr.it%2FLibri_2...


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 12:04:57|di Carlo Carabba

Scusa naccidenti, ma allora il mondo si divide in pochi, acculturatissimi, fruitori in potenza e atto di una poesia di ricerca che rifugge ogni ammiccamento da un lato e, dall’altro, in un’ordalia analfabeta di braccianti lucani violatori di madri e casalinghe teledipendenti.

Quindi autori commercialmente notevoli (tra i libri: Murakani, Roth, McEwan o, tra gli italiani, per fare nomi a caso, Veronesi e Piperno) sono immediatamente spazzatura?

Senza parlare di mad men, simpsons, lost, pixar e altri fenomeni commercialmente eccezionali dell’audiovisivo.

Perché non volete che per la poesia abbia la stessa visibilità e capacità di diffusione della narrativa? E l’ebbrezza del potere (certo un potere limitato, ma pur sempre un potere)?


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 11:46:16|di naccidenti

risalimi a sto cazzo, Luigi. Non sai neanche cancellare lo spam dalla casella mail.
Io non lo so se il bracciante lucano si premurerebbe di trovare un argomento adatto o passerebbe subito a sottolineare come la mamma di Terzago abbia un passato torbido alle spalle e di fronte un presente magrebino 1.90x90kg con le braghe calate. O meglio: lo so, andrebbe dritto sparato sulla mamma di Terzago. Ma non avremo mai la comprova (non delle abitudini di sua mamma, ma dell’opinione covata dal bracciante): perché non è un interlocutore possibile. La casalinga di Voghera non ha alcuna "esigenza poetica" che non venga soddisfatta dalla fiction su padre pio o da TITANIC 3D. Se scrivi per la casalinga di Voghera non scrivi per tutti, e nemmeno per quei pochi che bazzicano la poesia: scrivi per nessuno.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 10:29:01|di Luigi Nacci

intervengo per avvertire che ho eliminato i messaggi deliranti di un poveretto.

caro anonimo poveretto, conosciamo il tuo IP, possiamo risalire molto facilmente a te.

avviso per la pletora di potenziali poveretti: venite, vomitate qui e il vostro vomito sarà cancellato.

scusate l’interruzione della discussione, ma era necessario.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 09:48:20|di Michele Ortore

Se penso che l’autore dei commenti qui sotto domani lo troveremo a dissertare con toni forbiti su uno dei siti citati da Terzago, mi viene da ridere e da piangere. D’altronde ho sempre pensato (senza troppa originalità) che nel mondo della Sacra Poesia Unita viga tra i clan un non-detto rapporto di matrice mafiosa. Con Francesco sono generalmente d’accordo; apprezzo soprattutto la prima parte dell’articolo, perché ha il coraggio di dare un nome a una dinamica di potere, e ai luoghi di questa dinamica. Inevitabile che un indirizzo letterario tenda a strutturarsi in una corrente e in relazioni stabili, che si identifichi in certi luoghi e non altri, è così per tutti e non ci vedo niente di male; ma visto che l’indirizzo di cui parla Francesco si propone come l’antimitico, l’anticapitalista, l’antitirannico, l’antireligioso, l’antituttociòchefannogliuominicattiviecomuni, mi sembra intelligente e utile far notare quanto dietro ci possa essere qualche goccia di ipocrisia. Per esempio, nella famigerata introduzione di Ostuni, c’è una lista di stilemi necessari ad essere considerati "sperimentali", e se da una parte posso vederci un comunque positivo sforzo di chiarezza intellettuale, dall’altra mi sembra la prova che dietro una pretesa democraticità ci sia in realtà una tendenza esclusiva, esclusiva verso chi non aderisce al canone, esclusiva verso il mondo, perché sostanzialmente il mondo non va bene. Detto questo, ci sono almeno due punti su cui secondo me Francesco semplifica troppo. Il primo: nell’antologia di Ostuni non c’è solo Marco Giovenale, ma anche poeti come Massimo Sannelli e Maria Grazia Calandrone, che pur nella loro difficoltà mi sembra cerchino SEMPRE di emozionare il lettore (io, ad esempio, farei assolutamente rientrare la Calandrone nella categoria di neo-lirismo: http://www.poesia2punto0.com/tag/mi...); quando Ostuni parla di anti-lirismo, insomma, non è così rigido, o forse non ha le idee così chiare. Si dovrebbe poi iniziare una bella discussione su cosa intendiamo per "lirismo", chiedersi per esempio se "lirismo" debba per forza essere sinonimo di "io narcisista", "io unitario", "io fagocitante". Il secondo punto su cui non sono del tutto d’accordo: non c’è davvero alcun rischio che ci si frapponga fra la poesia capace di essere comunicativa e la casalinga di Voghera, perché proprio per ragioni di mercato sarà sempre e comunque la poesia di contenuto ad essere favorita editorialmente. E infatti Carabba se non sbaglio è editor Mondadori, pur non occupandosi di poesia. Insomma la posizione forte, almeno nei grandi editori, ce l’ha notoriamente la poesia non sperimentale. Quindi volgerei la polemica non tanto sul rischio che possa essere tarpato un tipo di poesia piuttosto che l’altro, quanto sul fatto che tante energie e tante menti del mondo poetico vanno sprecate in un circolo del tutto autoreferenziale e incapace di esporsi a un concreto pubblico esterno, perché un qualsiasi pubblico esterno non è dotato della ristrettissima attrezzatura intellettuale che ci si è imposti (imposti: faccenda di potere) per capirsi e tradursi e commentarsi e sentirsi i salvi della società.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-03 09:17:02|di Carlo Carabba

"svolgo i pompini a nastro, a perdifiato, con dovizia e professionalità"

"Da oggi tolgo absolutepoetry dalla barra dei preferiti"

" è un coglione. Ha ragione terzagojone, smettila subito e per sempre."

"Io penso che sei cretino e che devi smetterla di scrivere per sempre, alquanto per sempre, eccome per sempre. SUCA."

Io pensavo di essere d’accordo con Terzago, ma la qualità degli argomenti contrari prodotti mi ha fatto cambiare idea.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-02 23:20:05|di impiegata-casalinga del varesotto

mi ha detto la mia amica casalinga di voghera (io sono di busto arsizio, ma non so se si scriva così) che la Szymborska (ho copincollato) è troppo immediata e brutta, meglio sanguineti, anche se pure lui certe volte... viva le catacombe e l’ulisse di joyce.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-02 20:28:17|di Sonia Caporossi

Io del resto nel mio articolo, lungi dal dare addosso a chiunque sul piano personale, non ho fatto altro che scrivere (cito in ordine sparso):
"Senza contare la reductio ad unum col Gruppo 63 che si fa della storia della poesia italiana contemporanea di tendenza in questo, esso sì, tendenziosissimo articolo. E Sereni, Caproni, Bertolucci, Pasolini, Luzi, Saba, Penna, il Volponi poeta? Perché tacerne mascherando così la realtà, ovvero che il Gruppo 63 storicamente è stato solo una frangia, e neanche la più seguita dal pubblico, della poesia italiana?";
"‎La verità è che non esiste in poesia nessun default categorematico in un senso (comunicativo) e nell’altro (elitario), se essa esprime in varie possibili forme non altro che lo spirito lirico e/o sociale del suo tempo (dico e/o perché per esempio nella poesia civile di Pasolini i due punti convergono compiutamente). Allo stesso modo non esiste e non deve esistere un canone giocoforza universalmente condiviso";
"Ostuni e Carabba divergono volontariamente in un polemico dualismo che non vuole risolversi, perché se lo facesse, scoprirebbe “l’ovvio della non ovvia condizione dell’ovvio” (per dirla alla Emilio Garroni), ovvero, parafrasando Pizzuto, che “la poesia è poesia, se la poesia è poesia, finché la poesia è poesia”".
Ovvero, anche secondo me, non esiste una poesia sia essa lirica o sperimentale che possa porsi come Unica Vera Poesia: esiste la POESIA, laddove c’è, punto; e ciò che andavo criticando era proprio la pretesa, dell’uno e dell’altro contendente, di far passare per buona la propria idea di poesia in senso assoluto.
Lungi dal dare dell’apostata a chicchessia, critico ambedue le tesi analizzandole, esprimendo semplicemente le mie ragioni a favore o a sfavore dell’una e dell’altra posizione critica, non dell’una e dell’altra persona.
E neanche mi sembra, per aver dato torto ad alcune idee di Carabba e ragione ad alcune altre di Ostuni, di aver fatto esclusiva bandiera dello sperimentalismo: abbiamo pubblicato su Critica Impura articoli su poeti lirici e civili di grande spessore ed importanza (l’ambiguità sintattica è voluta).
Cordialmente

Sonia Caporossi, Redazione Critica Impura


Commenti precedenti:
< 1 | 2 | 3 | 4

Commenta questo articolo


Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)