Absolute Poetry 2.0
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La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska

di Francesco Terzago

Articolo postato lunedì 2 aprile 2012

Carabba ha riportato in auge una discussione vecchia di almeno quarantanni,e in realtà mai sopita, quella che riguarda il rapporto travagliato tra pubblico, poeti e poesia. Bene, le sue affermazioni, provocatorie, – sono state volutamente fraintese, come era immaginabile, dai chierici della poesia nostrana, trattate alla stregua di quelle di un apostata. In Italia se verseggi in modo da farti capire solo da quella compagine di scribacchini che frequenti da quando hai 15 anni verrai chiamato intellettuale – in libreria forse non ci finirai proprio, ma ti sarà stato riconosciuto uno status, e magari avrai la tua sporadica pubblicazione su Il Manifesto, ti verrà dato un premio dal classico Festival di Poesia che vede per sua giuria un gruppo composto per tre quarti da tuoi amici e conoscenti, pubblicherai su Nazione Indiana un intervento ogni tanto, o su Punto Critico, o su Critica Impura; in Italia, del resto, tutti quelli che hanno a che fare con le parole si conoscono bene, a volte anche troppo bene.

Basta citare Foucault qui, un po’ di Derrida di là, un pizzico di Freud, quattro spicchi di neo-avanguardismo, venti minuti in forno ventilato (che si traduce in, niente lirismo per favore, perché il lirismo [sic!] è così borgheeese) e il piatto sarà servito, con tanto di: bravò bravò bravò. Non interessa se quel tuo libro sia in grado o meno di far provare una benché minima emozione a qualcuno (o se sia incomprensibile in certe sue parti), perché tu non sei uno di quei cialtroni che dicono cose come questa: «[...] voglio far uscire la poesia dall’angolo elitario in cui è stata relegata. [...]. Il mio target è la casalinga di Voghera, se arrivo a lei arrivo a tutti» Ivan Tresoldi; e nemmeno credi che la poesia sia qualcosa che, in termini funzionali, riguardi ogni persona. La tua convinzione è che la poesia sia una cosa di sangue, una cosa per pochi... Ma, allo stesso tempo non hai il coraggio di dichiarare questa cosa, perché se tu lo facessi non saresti più un egualitari: ciò che, appunto, pensi di te stesso. Allora ti resta solo la possibilità di rammaricarti perché quegli altri là, la gente normale, non ce l’ha mica avuta una professoressa di italiano e latino severa e capace come la tua: scorrono fiumi di inchiostro per denunciare quanto il nostro sistema scolastico ora faccia schifo e quanto siano impudenti le nuove generazioni, e quanto i modelli che stanno cercando di affermare (queste nuove generazioni), siano inconsistenti, siano percorsi già tentati e già falliti...

Certo, in alcune occasioni, chi nutre una forte passione per la poesia preferisce autori ’difficili’, del resto servono anni di addestramento umanistico alle spalle per capire un Sanguineti. Però un gravissimo errore sarebbe dare per scontato che tutti quelli che non hanno questo bagaglio di conoscenze debbano essere esclusi dal piacere che può dipendere da leggere una buona poesia, bisogna scardinare il ragionamento che vuole fare della poesia una forma di intrattenimento (o di crescita spirituale) solo di chi a questa stessa fonte si abbevera da anni, del resto non possiamo ritenere buon cinema solo quello sperimentale, non possiamo ritenere buona arte solo quella concettuale e astratta: Burri e Haring sono due espressioni differenti dello stesso mondo, in poesia dovremmo imparare a far convivere anime differenti ma tra loro complementari. È possibile leggere una raccolta di Caproni, giusto per fare un altro nome, in un solo fiato, e questo non vuole certo dire che la sua opera sia peggiore o meno importante rispetto a quella del primo o viceversa, si tratta di due tipi poetici differenti. Dovremmo concentrarci, ed è ciò che ha cercato di fare Carabba in un certo modo, sulla questione dei tipi poetici, mi spiego meglio: parafrasando Carabba si potrebbe dire che è assurdo che si voglia impedire a una poesia capace di toccare le corde dell’anima anche della celeberrima casalinga di Voghera di essere diffusa, a questo tipo poetico di crescere e essere venduto come è assurdo, nell’epoca dei prodotti non ragionare della poesia in termini di prodotto editoriale – che cosa dire allora del successo di pubblico di un Pavese, di un Prévert (in traduzione) o del Baudelaire di Raboni, (questi tre nomi già staranno suscitando un certo prurito ad alcuni). Esiste una poesia dunque, che può essere goduta da tutti, o se non da tutti, da molti, perché la poeticità fa parte della vita di ogni persona. E del resto senza un buon prodotto ogni strategia mercatologica è inutile, altro aspetto che non si è tenuto conto replicando a Carabba. È poesia capace, quella della Szymborska, di mutare lo stato emotivo di chi la riceve (ancor più se la riceve veicolata dalla giusta voce: Gassman, Capovilla, Bene hanno fatto per la poesia in generale, e per la poesia italiana in particolare, molto più di tanti critici di grido e docenti universitari) – io stesso, nel mio piccolo, ho fatto delle letture di autori come Carver, Pasolini, Cattaneo, Bertolucci, Frost, la sensazione che ho provato è stata che con una scelta ponderata dei testi il pubblico diventi meno difficile. A questa poesia, a questa in particolare, andrebbero dati maggiori spazi, per non tornare al famoso, ’cartone del latte’ di Brodskij...

Altra poesia, invece, minoritaria per sua definizione, dovrebbe cercare di non imporre la sua pressione di autorità: un giochetto psicologico vecchio come la retorica, vecchio non come Aristotele ma come l’uomo stesso. Dovrebbe accettareconsciamente il ruolo che le viene attribuito e non rammaricarsene, non fare il gioco del piccolo incompreso; se io decido di scrivere alla Perec so che difficilmente uno dei miei libri diventerà un best-seller, e dovrei sempre avere chiaro nella mia testa a che cosa vado incontro ed esserne, del resto, contento, fare ciò con totale serenità. È questo il luogo privilegiato (la poesia minoritaria di cui accennavo poc’anzi) per la sperimentazione estrema: dobbiamo finirla di pensare che la poesia sia un corpo omogeneo dove, di tanto in tanto, spicchi un’individualità – la poesia è una forma espressiva che dovrebbe trovare il coraggio di parlare dei suoi generi, e il genere è una discorsività che non dovrebbe essere inserita in una scala di valori: il genere gotico non è meno valido di quello neo-realista, sono semplicemente due cose differenti, entrambi iponimi di letteratura. Altrimenti, il discorso al quale andiamo incontro è paradossale, Joyce ha scritto l’Ulisse, L’Ulisse è un capolavoro della letteratura, tutta la letteratura deve essere come l’Ulisse. Io auspico che si riesca a capire velocemente che se tutti scrivessero imitando l’Ulisse di Joyce la letteratura abbandonerebbe il mondo in breve tempo, diventerebbe qualcosa di sotterraneo, da praticare nelle catacombe, alla stregua dei primi cristiani. E non è forse questa la poesia italiana contemporanea, per certi versi?

Allora, la conclusione è molto semplice, deve esistere, perché anche l’equivalente poetico dell’Ulisse trovi i suoi lettori, un grande corpus poetico (di qualità), suddiviso a sua volta in tipi poetici, alcuni di questi devono avere tra le loro intenzionalità quella di costruirsi un grande pubblico eterogeneo (e ragionare anche in termini di mercatologia, domandarsi che cosa i customers vogliano dalla poesia): il romanzo in versi, la prosa d’arte, il neo-lirismo, il minimalismo, la poesia performativa ecc. e dall’altro una sana poesia sperimentale che non abbia però la velleità di proporsi quale U n i c a V e r a P o e s i a. È, alla fine, un fatto matematico, tra mille nuovi fruitori di poesia una decina si avvicinerà di certo anche a percorsi avanguardistici, così, per riflessione, anche questa seconda comunità, potrà beneficiare di un ricambio generazionale, avrà modo di crescere, di evolversi a sua volta.

34 commenti a questo articolo

La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-02 16:32:18|di elisa

E questo?

http://www.poesia2punto0.com/2012/0...

Ma questo! Liricaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
loving, :-)


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-02 12:47:31|di Francesco Terzago

Sì, su Zanzotto siamo d’accordo. Non è forse quella sempre una poesia ’difficile’, anche un certo Montale, del resto. Nessuno, come si può ben capire dal mio riferimento a Joyce, dice che questa poesia non debba esistere, bisognerebbe semplicemente trattarla per quella che è, averne, io credo, maggior rispetto.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-02 12:02:33|di Alfonso Maria Petrosino

Mi sembra un discorso molto saggio.


La poesia è di tutti. Per parlare di ’tipi poetici’ - Riprendendo Carabba: Meno Sanguineti più Szymborska
2012-04-02 10:51:59|di Christian Sinicco

Non esiste nè la poesia di ricerca, né la poesia performativa, né la poesia lineare, né quella minimalista... Tutte queste categorizzazioni sono finzioni a cui qualcuno può credere, Terzago. E Sanguineti è comprensibile... forse Zanzotto la massaia farebbe più difficoltà...


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